Daniele De Rossi, la caduta degli dei ed il tramonto del calcio italiano

Daniele Rossi-Doria

Autore: Daniele Rossi-Doria
Bio: cresciuto sotto cieli diversi
Pubblicato: 15 May 2019 10:56
Ultimo aggiornamento: 05 Jul 2019 10:16

Daniele De Rossi, la caduta degli dei ed il tramonto del calcio italiano

"Mi è stato comunicato ieri, ma io ho 36 anni non sono scemo, e questo mondo lo conosco. Avevo capito se nessuno ti chiama per 10 mesi neanche per ipotizzare un contratto la direzione è quella. Io ho sempre parlato poco, anche quest'anno, un po' perché non mi piace, non c'era niente da dire e non volevo creare rumori che potevano distrarre". Daniele De Rossi

Un tweet, un  annuncio inaspettato (almeno per i più), una tifoseria incredula. Poi interviene lui, il diretto interessato, in una conferenza stampa durata qualche decina di minuti. Un conferenza amara, nella quale Daniele De Rossi (qui la sua scheda calciatore) traccia una linea, le emozioni e i malumori di questa stagione, il suo potenziale futuro romanista – avrebbe voluto continuare da giocatore, forse tornerà da allenatore o dirigente – ma ora no. Adesso ha solo voglia di chiudere il campionato, salutare il suo popolo e staccare la spina in vacanza mentre il suo procuratore gli troverà una squadra.

Il triste epilogo del fu ‘Capitan Futuro’. Sì, è questo l’affettuoso nomignolo che fin da giovanissimo De Rossi ha portato con sè. Probabilmente per troppo tempo, data l’interminabile carriera dell’indimenticato Capitano, Francesco Totti, romano e romanista come De Rossi, l’uomo che lo ha cresciuto ad inizio carriera, ma che gli ha fatto ombra per gran parte della stessa.

‘[…] quando l’ho conosciuto non smettevo di guardarlo’ 

De Rossi su Totti

De Rossi lascia, con poche parole amare, prende atto di una situazione ormai scomoda, e di una prassi ormai consolidata nel calcio italiano: non solo le bandiere sono sempre più rare, ma quando ci sono, non sempre viene riservata loro la meritata passarella.

«Ho un solo rimpianto, quello di poter donare alla Roma una sola carriera.»

Daniele De Rossi

Ma torniamo indietro di qualche anno. Daniele De Rossi esordisce in Serie A nel gennaio del 2003 (anche se aveva già giocato sia in Champions League che in Coppa Italia nelle stagione precedente) in una Roma ambiziosa sotto la gestione Capello e la presidenza Sensi. I giallorossi fanno parte delle 5 sorelle, termine giornalistico che intende sottolineare come ci siano varie squadre che ogni anno possono ambire allo scudetto. La Serie A di quegli anni era infatti un campionato più competitivo rispetto ad oggi, considerato unanimemente uno dei migliori, se non il migliore, al mondo.

La Juventus doveva vedersela con Inter, Milan, Lazio e appunto la Roma. I club italiani erano farciti di ‘palloni d’oro’ e top players di caratura mondiale. Nell’anno d’esordio di De Rossi, la  Champions League ha visto 3 club italiani in semifinale (con uno storico derby della Madonnina) ed una finalissima Juve-Milan a Manchester. Era un calcio, quello dei primi anni duemila, alla fine dell’epoca d’oro iniziata con i successi degli anni ’80 e ’90, quando la Serie A era semplicemente impareggiabile.

Il giovane De Rossi si allenava con alcuni dei migliori giocatori italiani (Montella, Cassano, Del Vecchio, Panucci e appunto Totti), con campioni del Mondo (Cafù, Aldair, Emerson e Candela) e fuoriclasse vari (Samuel, Chivu, Batistuta ed un Pep Guardiola a fine carriera). È una Roma che produce i suoi giocatori in casa, oltre a De Rossi e Totti, ci sono Aquilani, Cerci, Curci, D'agostino e Corvia. Non tutti diventeranno campioni, nè si affermeranno con i colori giallorossi.

statistiche daniele de rossi 2018/19 infografica

 

Qui una collection dei gol più belli segnati da Daniele De Rossi

Ma quello è stato anche un calcio incapace di rinnovarsi. La grandeur della Serie A era destinata da lì a poco ad un inesorabile declino. Le prime avvisaglie si sono avute pochi anni dopo. Illeciti sportivi ed amministrativi, poi Calciopoli, i fallimenti societari, il calcio-scommesse da un lato; dall’altro un sistema folle di distribuzione dei proventi tra le società e l’impossibilità di lanciare il prodotto Serie A nel mercato globale. I risultati di queste scelte miopi sono oggi sotto gli occhi di tutti. La Serie A non ha più appeal, è meno ricca e competitiva. 

Ma torniamo al capitano romanista. Dov’è De Rossi in questi anni? Sempre a Roma. Gioca, suda, cresce. E’ arrivato in Nazionale, è una delle giovani promesse (dopo aver vinto in U21). Una nazionale matura, fortissima. Una Nazionale campione del Mondo nel 2006 (proprio nell’anno di Calciopoli). Una Nazionale che le canta a tutti in quell’estate tedesca e le suona ai rivali di sempre! Per De Rossi quel Mondiale è dolce-amaro: gomitata ed espulsione al secondo turno. Poi la lunga squalifica. Ritornerà per la finale, dove ha giusto il tempo di entrare negli ultimi minuti e battere un rigore vincente! Campione del Mondo a 22 anni! Sembra un inizio di carriera luminosa, ed invece un po’ come per il calcio italiano, le cose non si stanno mettendo bene.

A Roma vince qualche Coppa Italia, molti derby, sfiora uno scudetto nel 2010. È l’anno del Triplete interista, e del "Canto del Cigno" della Serie A. Nelle 9 stagioni successive nel calcio italiano è successo di tutto. Molte società sono fallite o hanno cambiato proprietà e pelle. La Serie A ha subito un radicale cambiamento identitario che non risparmia i grandi club. L’Inter dai Moratti è passata al magnate cinese Suning (via Thohir), il Milan è stato ceduto prima ad un non meglio identificato gruppo finanziario cinese per poi essere rilevato da una nota holding internazionale. Il Parma, ripetutamente fallito dal crack Parmalat in poi, è oggi gestito da finanziarie orientali, mentre il Bologna è controllato da gruppi nordamericani.

trofei vinti da de rossi in carriera

E De Rossi? La Roma? Anche sotto il cupolone la musica non è diversa. Stritolata dai debiti la famiglia Sensi ha dovuto cedere il passo ad investitori made in USA. De Benedetto prima e Pallotta poi si sono alternati nelle vesti di presidente. Allenatori e dirigenti sono spesso costretti a volare a Boston per discutere di aspetti tecnici o societari della Roma calcio.

Per De Rossi queste non sono stagioni facili. Per amore della Roma ha rinunciato ai grandi contratti ed ai grandi palcoscenici, Mourinho lo voleva a Milano e Madrid, Mancini al City. Lui resta a Roma, convinto che una carriera in giallorosso sia più importante di titoli, fama e denaro. Ma la Serie A è ormai un campionato monotono e senza stimoli. La Juve inizia a farla da padrona, e la Roma (così come tutte le altre squadre) è ridotta a lottare per un piazzamento Champions come massimo obiettivo possibile. All’interno dello spogliatoio è uomo squadra, ma non è ancora il capitano, dato che Totti non si arrende all’idea di appendere gli scarpini al chiodo (lo farà nel 2017, a 41 anni, lasciando a De Rossi la fascia per sole due stagioni).

‘[…]Non è stata un’eredità leggerissima, diciamo, ogni domenica allo stadio cantano c’è un capitano e non stanno dicendo a te’

De Rossi sull’eredità di Totti

 

"Era l'unico a poter indossare la fascia di capitano dopo di me"

Totti su De Rossi

 

Sul fronte Nazionale, il post-2006 è in declino perenne. De Rossi è uno dei leader ma gli azzurri deludono in gran parte dei tornei disputati, fatta eccezione per la finale raggiunta nell’Euro 2012. L’epilogo è agghiacciante, l’Italia non si qualifica per i Mondiali 2018: è fuori dopo oltre 50 anni. Lo sfogo di De Rossi è virale, poi lascia la nazionale insieme agli altri senatori.

de rossi tunnel a iniesta

Ma fare un tunnel a iniesta resta una soddisfazione per pochi

 

‘Ma che c***o entro a fare io? Dovemo vince no pareggià'

Sfogo di De Rossi durante lo spareggio Mondiale Italia-Svezia

Poi le ultime stagioni, queste da Capitano. Ma attorno poco. La Roma è competitiva ma il valore della rosa non è nemmeno lontanamente paragonabile alla squadra nella quale De Rossi esordì oltre 15 anni prima. In campionato la Juve è campione per 8 anni di fila, la distanza tecnica e finanziaria tra i giallorossi e i bianconeri è abissale. La Serie A perde sempre più interesse ed importanza. Non è più il migliore campionato al mondo, anzi, la Premier e la Liga sono ora il massimo, ed i grandi campioni preferiscono addirittura accasarsi in Ligue 1 e Bundesliga piuttosto che calpestare i campi delle Serie A (Juve a parte).

statistiche de rossi in carriera

De Rossi lascia, da uomo simbolo romanista e forse da ultimo calciatore di un calcio che ormai appartiene al passato.

Mentre una nuova generazione di interessanti giovani calciatori emerge, i dirigenti troppo assetati di proventi parlano di super-leghe europee relegando i campionati nazionali a serie minore. I diritti televisivi impongono che la singola giornata di campionato sia spalmata su 4 giorni settimanali con un palinsesto che preveda partite in 7-8 fasce orarie differenti. Il calcio che non si ferma mai. La stagione dura 10 mesi e mezzo e nei mesi di pausa si susseguono, da Oriente ad Occidente, tornei estivi con campioni fuori forma in bella mostra.

I trasferimenti hanno sfondato il tetto dei 200 milioni di euro, gli ingaggi si calcolano in decine di milioni e gli stadi si svuotano. Ma siamo sicuri che l’Olimpico il 26 Maggio 2019, sarà stracolmo, per un ultimo saluto al loro capitano, indipendentemente dal futuro.

de rossi lacrime

 

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