L'Udinese di Gotti che non doveva essere allenatore, ma poi lo fu. Una buona Udinese, nel corso del torneo, che trova una solida salvezza e gioca pure bene spesso e volentieri. Merito dei Musso, dei De Paul, dei Pereyra e nel finale persino degli Llorente

Stagione iniziata con il nuovo corso Rolando Maran, allenatore che nella stagione precedente aveva fatto a tratti benissimo al Cagliari. Ma il Grifone non decolla e Preziosi silura il tecnico trentino a fine dicembre, richiamando (per l'ennesima volta) Davide Ballardini. Il Genoa si salva, ma non entusiasma. Spiccano il rendimento di Mattia Destro, non è da top player, ma segna 11 reti, poi Strootman, Zappacosta e Shomurodov fra i migliori. Poi Miha Zajc e il professor Pandev.

Fra alti e bassi, Sinisa Mihajlovic ha guidato il Bologna ad una comoda salvezza, ma senza brillare. Sottotono il rendimento di alcuni giocatori forse troppo attesi. Su tutti Musa Barrow, incostante, spesso evanescente schierato come ala sinistra. Ma anche lo stesso Orsolini si involve lungo la stagione. Bene, anzi benissimo Palacio, che vive una seconda giovinezza, così come la stagione di Soriano, che si conferma capace di qualità e quantità. Importante la crescita di Schouten e Svanberg che si sostituiscono progressivamente a Poli e Medel. Una menzione per il giovanissimo Hickey: ha meritato attenzione per quanto visto.

Vera squadra rivelazione del torneo 2020/21, il Verona di Juric è una squadra tignosa e tenace che nel corso della stagione sdogana individualità importanti oltre alla buona organizzazione di gioco. Straordinari per continuità e ampiezza di soluzioni Barak e Zaccagni, ma non sono da meno Lazovic, Veloso e Faraoni. Bene anche Gunter e Silvestri.

Ben poco da salvare nella stagione dell'harakiri da parte degli emiliani. Una retrocessione annunciata, confusione tecnica e tattica, un mercato invernale che porta tantissimi giocatori, troppi per costruire un'integrazione. Manca mordente, manca un tecnico che ci creda, a nulla serve richiamare un D'Aversa con cui si sono rotti i ponti. Il Parma retrocede ed in malo modo. Si salvano, seppur parzialmente, Gervinho, i giovani Man e Mihaila, l'eterno Kucka ed Hernani.


Stagione di grande crescita per i neroverdi. La seconda con risultati e continuità sotto la guida dell'emergente De Zerbi, che a fine stagione saluta e va allo Shaktar. Il ritorno di Berardi ad alti livelli, dopo due anni in cui sembrava un giocatore spento e involuto, che gli vale la convocazione a Euro 2020 da protagonista. In ombra Caputo e Boga, perseguitati dagli infortuni. Nel finale di stagione l'esplosione di Raspadori prima punta. E naturalmente la crescita di Locatelli, padrone del centrocampo.

Una buona stagione sotto la guida sapiente di Ranieri. Male Quagliarella, che nonostante il viale volga al tramonto, infila ancora qualche perla. Buona la crescita di giovani come Damsgaard, Augello e Thorsby. Poco costante Keita Balde, resta al di sotto delle aspettative. Discreta stagione per Candreva. A fine corsa Ranieri saluta.

Ai nastri di partenza con Di Francesco, per una scintilla calcistica mai scoccata, il Cagliari ha ritrovato se stesso con Semplici e le sue geometrie. Altra stagione monstre di Joao Pedro, la seconda consecutiva, per un giocatore che non era mai stato continuo in carriera. Benino Simeone, il ritorno di Pavoletti nel finale e la crescita di giovani importanti fra cui Zappa, Marin e lo stesso Naithan Nandez, autore di una stagione in crescendo. Buona musica in terra sarda

Doveva essere l'anno della grande rinascita targata Commisso, ma la storia non è andata in questo modo. La gestione Iachini, messa in discussione forse troppo in fretta dalla dirigenza Viola, ha riportato a Firenze un Prandelli ormai attempato, tanto nelle energie, quanto nelle idee calcistiche. Risultati negativi e altri disastri, al netto della crescita straordinaria del giovine Vlahovic, che sfonda il muro dei 20 gol in Serie A e si dimostra attaccante vero. Benino Castrovilli, soprattutto nella prima parte. Poi tanta confusione.

Il Toro di Giampaolo che all'alba della stagione doveva svoltare con il calcio di manovra, basato sul possesso-palla. Ma non è andata così. È stato Davide Nicola a portare i granata alla salvezza. La buona stagione di Singo e Linetty, entrambi giocatori in forte crescita. Nella seconda parte di stagione un buon Mandragora a tratti. Poi Belotti e Sanabria. Male il reparto difensivo, non pervenuto il giovane fenomeno Bonazzoli. Troppo poco in un'altra stagione non certo da incorniciare per il grande cuore granata.

La seconda stagione consecutiva di un'Atalanta da record. Squadra che segna il maggior numero di gol in Serie A. Le grandi prestazioni di Zapata, Malinovskji, l'emersione di Matteo Pessina, la lite e il clamoroso addio del Papu Gomez. L'altalenanza di Ilicic. L'ottimo impatto del belga Maehle, la costanza di Gosens e dello stesso Freuler.


La Roma di Fonseca che si ferma in semifinale di Europa League, ma arriva settima in campionato. La diplomazia del tecnico portoghese che è bravo a evitare le contestazioni mantenendo un profilo basso in un ambiente che non lo sostiene e non lo aiuta. A fine stagione i saluti e l'arrivo di Mourinho. La sensazione che Fonseca potesse portare più della crescita di Mayoral, Pellegrini e Spinazzola. Anche se forse non lo sapremo mai.

La grande stagione della squadra allenata da Pioli e dal carisma di Ibrahimovic. Che nonostante abbia giocato a stento la metà delle gare, è stato spesso determinante, anche nel dare una nuova motivazione al gruppo. Un secondo posto che rilancia il lavoro di Maldini e allontana gli spettri di una rottura societaria. A fine stagione Gigio Donnarumma saluta tutti e parte.

Il primo anno intero del ciclo Gattuso che poi è stato anche l'ultimo. La clamorosa mancata qualificazione Champions all'ultima giornata, pareggiando in casa 1-1 con il Verona di Juric. Le incomprensioni del Rino nazionale con la società, gli alti e bassi, l'infortunio di Osimhen. Una stagione tribolata per il Napoli, nonostante il rendimento in crescendo (anche di maturità calcistica) di Insigne e Zielinski.

Il nuovo corso targato Pirlo, iniziato nella funesta stagione 2020/21 la prima dopo 9 anni consecutivi in cui la Juve non ha vinto il titolo italiano. Il ciclo che poi ciclo non è stato: Pirlo è stato invitato a lasciare e al suo posto il ritorno di Allegri. La stagione del calcio liquido che non funzionava mai bene, l'involuzione di Kulusevski, l'esplosione di Chiesa, Ronaldo comunque più di venti goal, male, a tratti malissimo la difesa e il centrocampo. La grande stagione di Juan Cuadrado, protagonista della conquista della Champions al fotofinish.

L'ultimo anno della gestione Inzaghi. La Lazio corsara, con il contropiede nel dna ed i suoi velocisti. Una buona stagione, pur senza centrare la Champions, grazie alle prestazioni di Lazzari, Acerbi e dello stesso Marusic apparso in crescita. Poi Milinkovic-Savic con una grande stagione, Luis Alberto e Correa e naturalmente Ciro Immobile.

L'Inter dello Scudetto, del secondo anno di conte, che poi fu clamorosamente l'ultimo. L'Inter del 3-5-2 che valse il tricolore con la crescita esponenziale di Barella, di Skriniar, ma soprattutto di esterni come Perisic, Darmian e Hakimi. I 24 gol di Lukaku, i 33 incassati da Handanovic. Storia di una grande stagione dominata dai nerazzurri.


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